Excerpt for Amare Leif by , available in its entirety at Smashwords

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Titolo originale: Amare Leif

Amber Kell

Copyright 2010 by Amber Kell

This Edition: April 2017

Smashwords edition



Cover design: Meredith Russell

Traduttore: Ernesto Pavan



TUTTI I DIRITTI RISERVATI: Quest’opera letteraria non può essere riprodotta o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico, in fotocopia, in supporto magnetico o in altro modo senza il consenso scritto dell'autrice. Questo libro non può essere convertito in alcun formato, venduto o altrimenti trasmesso in alcun modo da un dispositivo a un altro tramite caricamento su programmi di file sharing peer to peer, gratuitamente o a pagamento. Tali atti sono illegali e in violazione delle leggi sul diritto d'autore.





Amare Leif





TUTTI I DIRITTI RISERVATI: Quest’opera letteraria non può essere riprodotta o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico, in fotocopia, in supporto magnetico o in altro modo senza il consenso scritto dell'autrice. Questo libro non può essere convertito in alcun formato, venduto o altrimenti trasmesso in alcun modo da un dispositivo a un altro tramite caricamento su programmi di file sharing peer to peer, gratuitamente o a pagamento. Tali atti sono illegali e in violazione delle leggi sul diritto d'autore.

Leif è abituato alla solitudine, ma protegge i suoi pochi amici con occhio vigile. Dopo aver saputo che i mutanti intendono aggredire i Figli della Luna, decide di chiedere aiuto a Anthony per dare la caccia a Lorus Korl, lo scienziato psicopatico che ha creato i mutanti. Quando Blake, un ex-mutante, acconsente ad accompagnarlo nel regno del popolo fatato, Leif non sa come comportarsi con il licantropo che sostiene che loro due sono anime gemelle destinate a stare insieme.

Una volta riprese le sue vere sembianze, Blake spera in cuor suo di incontrare Leif. Quando scopre che questi ha intenzione di recarsi da solo nel mondo dei fatati, lui acconsente a seguirlo. Dopo una notte di piacere, sa che Leif è il suo compagno.

Sono anni che Rhaegar attende in solitudine il suo compagno. Quando due appetitosi mutaforma entrano nel suo mondo, sa di doverli convincere a fermarsi. Sfortunatamente, la sorte è volubile e Rhaegar rischia di perdere i suoi uomini prima di avere l’occasione di farli suoi.



Figli Della Luna





L’attrazione di Anthony (Libro 1)

Tentando Ben (Libro 2)

Corteggiando Calvin (Libro 3)

Rinnegare Dare (Libro 4)

Allettare Elliott (Libro 5)

Finalmente Farro (Libro 6)

Ghermire Gabe (Libro 7)

A Caccia Di Henry (Libro 8)

Inebriare Inno (Libro 9)

Guidicare Jager (Libro 10)

Ritrivare Kylen (Libro 11)

Amare Leif (Libro 12)


Contenuto



Uso di marchi registrati

Dedica


Capitolo Uno

Capitolo Due

Capitolo Tre

Capitolo Quattro

Capitolo Cinque

Capitolo Sei

Capitolo Sette

Capitolo Otto

Capitolo Nove

Capitolo Dieci


Caccia al Compagno (Campione)


Sull’autrice

Nota all’edizione italiana



Uso di marchi registrati

Di seguito sono indicati i marchi registrati menzionati nel romanzo e i detentori dei rispettivi diritti:

GM: Corvette

Glock, Inc.: Glock



Dedica



Ai miei fan appassionati di draghi.



Prologo





Rhaegar camminava avanti e indietro nella sua caverna piena di tesori, agitando la coda a destra e a manca. Nemmeno il gradevole tintinnio delle monete d’oro sotto i suoi artigli riusciva a dargli gioia.

“Voglio solo un compagno. È chiedere troppo?” domandò ai mucchi di gemme e metalli preziosi che lo circondavano.

Non rimase sorpreso nel non udire risposta.

Pur essendo il più anziano della sua razza, Rhaegar non aveva ancora trovato nessuno con cui condividere la sua caverna. Non che non ci avesse provato. Per anni era andato a letto con ogni drago libero da impegni della covata; con alcuni anche più volte, tanto per stare sicuro.

Nulla.

Dopo secoli di ricerche non si era ancora nemmeno avvicinato a trovare un compagno. Forse il Re del popolo fatato avrebbe mantenuto la promessa di aiutarlo. I suoi trascorsi con altri sovrani analoghi non gli ispiravano fiducia, ma re Kylen aveva uno sguardo onesto e l’amore di un mutaforma lupino. Non avrebbe infranto la promessa, anche solo per non fare la figura del bugiardo agli occhi del suo compagno. I fatati erano sempre più preoccupati per la loro reputazione che per la realtà concreta.

Rhaegar desiderava una relazione come quella che il sovrano aveva col suo possente lupo, un compagno che sarebbe rimasto sempre al suo fianco. Nessuno dei draghi che vivevano nella montagna si era rivelato quello giusto. Andavano bene per l’occasionale avventura tra i cumuli di tesori, ma non erano l’amore della sua vita. Rimpianse che la loro covata non avesse più un veggente che potesse fargli da guida: l’ultima era morta oltre duecento anni prima e non era mai stata molto utile nemmeno da viva. Non aveva previsto nemmeno la sua morte.

“Avete visite, mio signore.” Una voce profonda e roboante interruppe quel momento di solitudine. Rhaegar si voltò e vide il suo secondo in comando, Hartmut, sulla soglia della caverna, in forma umana. Hart era il suo più vecchio amico e il suo braccio destro. In materia di relazioni tra le specie, Hart era sempre un passo davanti a tutti gli altri. Il popolo fatato poteva anche considerarsi il padrone di quel mondo, ma i draghi li lasciavano fare solo perché non erano una razza ambiziosa. A loro bastava una bella caverna piena di tesori per essere felici. E poi, senza il popolo fatato dove si sarebbero procurati tutto il loro oro?

“Chi è?” Rhaegar si costrinse a riportare l’attenzione sulle parole di Hart e a fingersi interessato.

Hart arricciò il labbro, rivelando una zanna affilata. “Il sovrano del popolo fatato. Se non altro ha portato con sé il suo compagno.”

I draghi in generale non amavano i fatati, a causa di un antico tradimento avvenuto tra le due specie. La lunga serie di sovrani corrotti che avevano governato il popolo fatato non aveva contribuito a migliorare la situazione. L’onestà negli occhi di Farro aveva ridotto l’istintiva sfiducia di Rhaegar nei confronti del nuovo Alto Re dei fatati, anche se avrebbe tenuto in sospeso il giudizio e giudicato l’operato del sovrano dopo un paio di secoli di regno. Nemmeno il vecchio re era stato poi così malvagio prima di impazzire.

“Bene. Mi piace Farro.”

Hart grugnì. “A chi non piace? Ho visto il suo cucciolo nel bosco, ieri; è fottutamente adorabile. Ho diffuso la voce che fare del male al nanetto equivale a firmare la propria condanna a morte.”

“Ottimo.” I membri di qualunque specie avrebbero badato alle loro azioni se avessero saputo che il cucciolo aveva la protezione dei draghi. “Fai entrare il sovrano del popolo fatato.”

Rhaegar chiuse gli occhi e si concentrò sulla trasformazione da drago a essere umano. Non amava particolarmente la seconda forma: la carne di quei bipedi era una protezione ben misera se paragonata alle sue possenti scaglie. Ma non voleva mettere a disagio il sovrano, e rimanere in forma draconica avrebbe potuto essere scambiato per un comportamento aggressivo. Al momento, Rhaegar aveva bisogno dell’aiuto di re Kylen se voleva trovare un compagno. Poteva anche non amare l’idea di avere un fatato come partner, ma dato che nessuno degli altri draghi si era rivelato quello giusto, doveva espandere i suoi orizzonti.

“Salve, Rhaegar.” Kylen fece due passi nella caverna e si produsse in un ampio e aggraziato inchino.

Farro annuì; era il saluto prescritto dall’etichetta tra due mutaforma che appartenevano a gerarchie diverse.

“Salve, Re dei Fatati e compagno. Cosa vi porta nella mia umile dimora?”

Farro sbuffò. “Se per ‘umile’ intendi ‘ schifosamente ricca’, non posso dire nulla.”

“Eravamo d’accordo che avrei parlato io,” lo rimproverò Kylen in tono affettuoso.

Farro incrociò le braccia. “Chiedo perdono, oh grande sovrano. Ti prego, continua.”

Rhaegar scoppiò a ridere, un suono che riecheggiò per la caverna. “È bello rivedervi. Cosa posso fare per voi?”

Dubitava che i due reali avessero risalito la montagna solo per porgere i loro saluti.

“La vera domanda è cosa possiamo fare noi per te,” lo corresse Kylen. “Vogliamo dare una festa per celebrare l’unione dei due regni. Dato che la maggior parte dei membri del popolo fatato verrebbe a trovarsi nello stesso posto, ho pensato che potrebbe essere una buona occasione per te e alcuni tuoi amici di venire alla ricerca dei vostri compagni.”

“E cosa dovremmo fare in cambio?” Nulla era gratis. Nonostante l’accordo che avevano stipulato, l’offerta di Kylen era troppo allettante per essere disinteressata.

“Evitare che io rimanga ucciso alla mia stessa festa.” Kylen rivolse a Rhaegar un sorriso astuto. “La maggior parte del popolo è dalla mia parte, ma c’è sempre qualcuno che pensa di conoscere una persona più adatta a regnare. Ho bisogno di protezione da costoro, dato che non so ancora di chi fidarmi. Gente che mi ha guardato le spalle quando ero soldato potrebbe decidere di infilzarmi da un momento all’altro.”

Farro emise un basso ringhio. “Se qualcuno cerca di farti del male, gli squarcio la gola.”

“Questo non mi aiuterebbe se fossi già morto, amore mio. E non intendo metterti in pericolo. Non possiamo lasciare nostro figlio senza nemmeno un padre.”

“E ti fideresti di me?” Rhaegar non si curò di celare la sorpresa nella propria voce. Sorvegliare il Re era una responsabilità enorme e gli sembrava strano che venisse affidata a un drago che i reali conoscevano a malapena.

“Tu non avresti nulla da guadagnare dalla mia morte.”

Kylen non aggiunse che Rhaegar aveva invece molto da perdere nel caso un attentato avesse avuto successo. I draconici avrebbero potuto non essere altrettanto fortunati col prossimo sovrano del popolo fatto. In passato c’erano state delle battaglie in cui entrambe le fazioni avevano perso molti uomini, scatenate per volontà di un sovrano fatato guerrafondaio.

“Vero.” Rhaegar sorrise. “Sarò felice di esservi d’aiuto.”

Gli vennero in mente diversi draconici che sarebbero stati lieti di visitate il palazzo per cercare i propri compagni. Lui non era l’unico ancora in cerca della sua metà. Dopo che i due reali se ne furono andati, trascorse il resto del pomeriggio sognando a occhi aperti di trovare un compagno.



Capitolo Uno



Leif planò attraverso il campo, inclinando le ali verso destra per fare una nuova ricognizione aerea. Si mosse in una stretta spirale mentre esaminava il terreno sottostante. Aveva seguito i mutanti fino agli alberi, ma le creature erano svanite al di sotto del fitto fogliame. Scese più in basso e atterrò su un ramo piuttosto vicino ai mutanti. Era da giorni che teneva d’occhio Flen, il capo dei mutanti del centro. Non si fidava di lui e temeva che volesse compiere ritorsioni ai danni dei Figli della Luna.

Sebbene i membri del gruppetto di mutanti capitanato da Flen fossero felici delle loro nuove forme, erano anche gelosi del territorio del branco. Leif sospettava che fossero ancora seguaci di Lorus Korl, lo scienziato fatato che li aveva creati, e perseguissero il suo scopo di conquistare il mondo e fare di lui il loro sovrano. Leif aveva solo bisogno di prove concrete da portare a Silver, l’alfa dei Figli della Luna. Il licantropo non avrebbe aggredito i mutanti senza delle prove concrete e le creature erano troppo numerose per poter stabilire con certezza quale fosse stato il gruppo che aveva attaccato la casa del branco.

Leif sospettava che Korl fosse ancora nascosto nel mondo del popolo fatato, protetto da uno dei suoi seguaci. Magari avrebbe potuto convincere Anthony a dargli un passaggio fin laggiù per dare la caccia allo scienziato. Il branco gli doveva un favore. Forse era giunto il momento di riscuoterlo.

Korl era il responsabile dello sterminio dello stormo di Leif. Nella sua ricerca di modi per espandere il proprio esercito, lo scienziato aveva iniziato a sperimentare su altre specie. Nessuno dei corvi era sopravvissuto. Leif era rimasto lontano da casa una settimana per andare al matrimonio di un suo commilitone; al suo ritorno aveva trovato la sua famiglia annientata. Leif aveva trovato i loro corpi in putrefazione lungo il bordo della strada dove gli uomini di Korl li avevano gettati. Il puzzo dei mutanti aveva permeato l’aria e spezzato il cuore di Leif. Non avevano rispettato la morte dei corvi nemmeno quanto bastava per seppellirli.

Ora Leif dedicava tutto il proprio tempo e le proprie energie a dare la caccia a Korl per vendicarsi. Per fortuna aveva incassato le assicurazioni sulla vita dell’intero stormo, dunque era in possesso dei fondi necessari a dare la caccia all’assassino.

“Dobbiamo abbattere i Figli della Luna.” La voce profonda di Flen riecheggiò nella piccola radura mentre egli si rivolgeva a un gruppo di venti mutanti. Mentre parlava, camminava avanti e indietro; i suoi arti allungati ondeggiavano in maniera innaturale a ogni passo. “Se annientiamo il loro capo, crolleranno. Sono solo un branco di cuccioli che si morde la coda. Tagliamo loro la testa e cadranno.”

Leif arruffò le piume. L’aria fredda penetrava il suo corpo minuto, privandolo del calore. Per un attimo invidiò i manti pelosi dei lupi, anche se non avrebbe mai scambiato la sua abilità di volare con un po’ di calore.

“Come facciamo a uccidere Silver? Ha il suo compagno a proteggerlo,” intervenne un altro mutante, interrompendo la contemplazione di Leif della gelida aria notturna.

Flen sferrò un manrovescio all’altro mutante. “Anthony non è così forte. Quello che si racconta di lui è esagerato.”

Un mormorio di dissenso si diffuse nel gruppetto. I mutanti temevano il semidio capace di scagliare fulmini e Leif non poteva certo biasimarli. Anthony aveva incenerito diversi loro simili quando avevano invaso la casa del Figli della Luna, alcuni mesi prima. Leif si chiese chi Flen sperasse di convincere con le sue menzogne. Nessuno, tra i mutanti, pareva soddisfatto.

Dopo l’incidente alla casa del branco, i mutanti avevano tenuto un profilo più basso per un po’ di tempo. Ma di recente altri si erano uniti al branco originale e la loro ostilità nei confronti degli altri mutaforma della zona era aumentata. Leif stava cercando di scoprire quale fosse esattamente il loro numero. Era chiaro che i mutanti nella radura non erano tutti quelli esistenti: lo spazio poteva ospitarne molti di più. Gli altri dovevano essere rimasti al nascondiglio. Leif doveva ancora trovarlo. I mutanti si erano trasferiti dalla zona industriale a un nuovo luogo segreto alcune settimane prima. Leif aveva preso l’abitudine di tenerli d’occhio nel caso avessero deciso di aggredire nuovamente i Figli della Luna.

Era ferocemente protettivo nei confronti dei suoi amici. Se i mutanti avevano intenzione di attaccare, voleva raccogliere tutte le informazioni del caso e passarle a Silver. Tra tutti coloro per cui Leif avrebbe ucciso ed era disposto a morire, Dare era il primo. Poteva sembrare sciocco che un corvo volesse proteggere una tigre, ma Dare era un gattone pasticcione, mentre Leif aveva l’animo di un predatore.

Qualcosa si mosse tra gli alberi e Leif balzò da un ramo all’altro per vedere meglio. Un bagliore metallico e un forte scoppio furono l’unico preavviso prima che una saetta dolorosa bruciasse lungo la sua ala. Da quando i mutanti erano armati? Leif imprecò dentro di sé. A quanto pareva non era stato cauto come credeva. Era ora di darsi alla fuga.

“Quella dannata spia!” gridò qualcuno. “Credo di averlo beccato.”

Merda!

Leif balzò via dal ramo e si allontanò in volo. L’ala gli bruciava come il fuoco. Cercò di planare il più possibile per conservare le forze. Il sangue che gocciolava dall’arto leso finiva in grosse macchie sul terreno sottostante. Leif approfittò il più possibile delle correnti d’aria per non sforzare troppo l’ala danneggiata. Alla fine, individuò il proprio appartamento dall’alto.

L’edificio rosso si trovava all’angolo dell’isolato; era una pila di vecchi mattoni che parevano messi assieme da un bambino maldestro con un eccesso di zuccheri. Leif lo adorava, anche se non si trovava nella zona migliore della città. Preferiva risparmiare il suo denaro per cose più importanti, visto che non era quasi mai a casa.

Individuato il balcone, angolò le ali per controllare la discesa a spirale. Il dolore si diffondeva nel suo corpo ogni volta che batteva l’ala ferita. Il suo atterraggio mancò della consueta grazia. Ondeggiò sulla ringhiera del balcone, serrando gli artigli per evitare di cadere e spaccarsi la testa.

Dopo che il mondo ebbe smesso di girare, Leif saltò sul pavimento di cemento e attraversò lo sportellino che aveva ricavato nella porta. Una volta entrato in casa, assunse la forma umana. Allungò le braccia e sospirò: aveva sempre i muscoli tesi dopo aver volato. Esaminò il lieve segno sulla sua spalla. Per fortuna il proiettile non era rimasto all’interno della ferita, che si era richiusa al momento della trasformazione, lasciando una cicatrice già quasi del tutto guarita. Ancora qualche ora e sarebbe scomparsa anche quella. Grazie al cielo il proiettile lo aveva solo sfiorato: se si fosse conficcato nel suo corpo, Leif avrebbe dovuto rimanere in forma di uccello fino a quando non avrebbe potuto farlo rimuovere. Se un proiettile rimaneva nel corpo durante la metamorfosi, non si poteva sapere dove sarebbe potuto finire. Un errore di calcolo e Leif avrebbe potuto trovarsi con delle schegge di piombo nel cuore.

Si scrollò di dosso il disagio provocato da quell’incontro ravvicinato con la morte. Non aveva senso fissarsi su qualcosa che non era accaduto.

Un lieve miagolio attirò la sua attenzione verso la palla di pelo acciambellata sulla sua poltrona.

“Suppongo che tu non abbia preparato la cena,” disse alla gattina.

L’animale rispose alla sua domanda appiattendo le orecchie e soffiando.

“Lo immaginavo. Razza di inutile felino. Non puoi adottarmi,” osservò Leif. “Sono un volatile. I gatti non hanno volatili come animali domestici.”

Nonostante l’affermazione, andò a grattare la fastidiosa gatta dietro le orecchie. L’animaletto aumentò i giri del motore fino a fargli vibrare le dita. Dopo aver trascorso diversi minuti ad accarezzare il morbido pelo dell’animale, Leif abbandonò la sua pelosa amica e andò a farsi una doccia calda. Poteva anche essere guarito, ma aveva la spalla destra coperta di sangue. La sostanza appiccicosa avrebbe presto iniziato a dargli fastidio se lui l’avesse lasciata seccare.

Sospirò mentre l’acqua bollente gli si riversava addosso. Inclinò la testa, si bagnò i capelli e li lavò rapidamente. Le implicazioni dell’atteggiamento aggressivo dei mutanti gli provocarono un capogiro. Avrebbe dovuto inviare un messaggio a Anthony. O magari avrebbe chiamato Dare. Preferiva non avere troppo a che fare col semidio. Anthony era un bravo ragazzo, ma lo spaventava a morte. Il fatto che potesse scagliare fulmini con la stessa facilità con cui la gente normale respirava lo spingeva a evitarlo, tranne che in caso di emergenza.

Si asciugò rapidamente prima di andare a vestirsi in camera da letto. Jeans strappati neri e una maglietta bianca erano il look giusto per trascorrere la serata davanti alla TV. Un miagolio imperioso lo accolse quando tornò in salotto.

“Cerchi ancora di ottenere del tonno?”

L’animaletto emise un altro suono esigente, che somigliava stranamente al pigolare di un uccello.

“Non credere che imitarmi ti farà guadagnare qualcosa.” Leif prese in braccio quella primadonna d’una gatta e riprese ad accarezzarla. “Sono proprio un duro,” borbottò.

Qualcuno bussò alla porta, interrompendo la contemplazione della creatura tigrata che aveva tra le braccia. I brillanti occhi verdi dell’animale brillarono di curiosità, o forse si trattava di malizia. Coi gatti non si poteva mai sapere. Quando Leif l’aveva salvata da una pattumiera la settimana prima, aveva pensato che l’avrebbe tenuta solo per qualche giorno. Ma i suoi sforzi di cedere l’animaletto ai vicini e persino a qualche passante non avevano finora portato a nulla.

Il bussare proseguì.

“Immagino sia meglio andare a vedere chi è venuto a trovarci.” Leif tenne stretto il felino. Tenerla in mano voleva dire sapere dov’era. L’ultima cosa che voleva era che la gatta uscisse dall'appartamento e si mettesse a girovagare per il condominio. Il regolamento consentiva di tenere animali, ma essi non potevano girare liberi. Se si fosse visto costretto a tenere la bestiaccia, avrebbe dovuto metterle il collare.

Leif allungò il passo quando il visitatore inaspettato si mise a ringhiare dall’altro lato della porta. Guardò dallo spioncino e sorrise prima di aprire.

“Dare! Come mai da queste parti?”

Dare fissò le sue mani per un lungo istante. “Che ci fa un volatile con un gatto?”

Leif sorrise a Steven, alle spalle di Dare. “Non lo so. Che ci fa un lupo con una tigre?”

Steven oltrepassò Dare ed entrò nell’appartamento. “Perché la tigre mi ha sottomesso a forza.”

Leif notò che il licantropo si era allontanato dalla portata di Dare prima di parlare.

Dare sorrise a Leif. “È vero.”

Leif si fece da parte per far entrare la tigre mannara. “Cosa ci fate voi due qui?”

“Non rispondevi al telefono ed ero preoccupato.” Dare si accomodò sul divano di Leif, evitando lo strappo al centro con la grazia di un visitatore abituale.

“E io sono venuto per tenere Dare fuori dai guai,” aggiunse Steven.

Leif sbuffò. “Non credo sia possibile tenere Dare fuori dai guai. Mi dispiace di averti fatto preoccupare. Ero andato a spiare i mutanti.”

“Mi piacerebbe poter volare,” meditò ad alta voce Dare.

Anche Steven sbuffò. “Non credo che Leif potrebbe sollevare il tuo culone.”

Leif si strinse nelle spalle. “Mi dispiace, Dare.” Diplomazia o no, i fatti erano fatti.

Dare levò gli occhi al soffitto. “Non mi aspettavo che lo facessi. Era per dire. Insomma, chi non vorrebbe volare?”

“Io.” Steven alzò la mano. “Non mi piace nemmeno prendere l’aereo. Il pensiero di volare mi dà la nausea. Hai scoperto qualcosa?”

“Flen crede che eliminare Silver gli consentirà di sbarazzarsi dei Figli della Luna. Sta cercando di convincere i suoi compari che Anthony non è una minaccia così temibile,” rispose Leif.

“È un idiota,” esclamò Steven. “Ma potrebbe essere un idiota pericoloso. Informerò Silver in modo che possa stare allerta.”

“Grazie.” Leif aveva fatto il suo dovere; il branco era avvisato. “Comunque, come mai siete qui?”

Dare veniva a trovarlo piuttosto spesso, ma di solito lo faceva in altri giorni.

L’uomo sorrise. “Sono venuto a vedere come stavi e a portarti un invito da parte di Anthony.”

Leif rabbrividì. I mutaforma aviari preferivano evitare ogni sorta di magia che potesse colpirli quando erano in volo. “Perché vuole invitarmi da qualche parte?”

Ma soprattutto, come schivare l’incombenza?

“Sta per aprire il suo nuovo albergo. Ti manda questo come ringraziamento per tutto il tuo aiuto.” Dare estrasse una busta color crema dalla tasca della giacca. Sul fronte era scritto a sbalzo, in lettere d’oro, il nome di Leif.

Lui accettò la busta con riluttanza. Dopo aver esaminato la complessa grafia, ruppe il sigillo ed estrasse l’invito. Gli ci volle un istante per leggerlo e trarne le informazioni necessarie.

“Ah, bene. Sembra che io sia libero quel giorno.” Non celò un tono sarcastico.

Steven sbuffò divertito.

Sarebbe stato stupefacente se lui non fosse stato libero. Non aveva un gran vita sociale; trascorreva tutto il tempo a combattere e pedinare mutanti per acquisire informazioni. A proposito: chissà chi altri sarebbe venuto alla festa? Forse Blake si sarebbe fatto vivo. Leif aveva sentito dire che il mutante era stato riportato alla sua forma originale. Un altro dei miracoli di Anthony.

Leif era ansioso di vedere che aspetto avesse Blake in forma non mutante. Era stato attratto da lui anche prima del ripristino del suo aspetto originale.

“Ottimo.” Steven si alzò e gli diede una pacca sulla spalla con una violenza del tutto non necessaria. “Non mi piacerebbe dover tornare da Anthony e dirgli che hai rifiutato di venire alla sua festa. Potrebbe ferire i suoi sentimenti.”

“E noi non lo vogliamo. Il suo compagno mi strapperebbe le ali,” disse Leif, ironico solo in parte.

Steven sorrise a trentadue denti. “Può darsi.”

Dare gli diede uno scappellotto sulla gamba. “Ti pare il caso di dirlo in quel modo allegro?”

Steven si strinse nelle spalle. “Ognuno ha la sua croce.”

“Grazie.” Leif levò gli occhi al soffitto di fronte al sorrisetto di Steven. Dare se l’era vista brutta nel cercare di guarire dalla cecità indotta dalla magia; era bello vedere il suo amico sorridere di nuovo.

La tigre mannara si alzò per passare un braccio attorno alle spalle di Leif e stringerlo in un rapido abbraccio. Lo lasciò andare non appena Steven si mise a ringhiare. “Sono ansioso di vederti alla festa.”

La gattina fece le fusa quando Dare si allungò per grattarla sotto il mento.

“Oh, che bei micetti,” scherzò Leif.

“È adorabile.” Dare emise un suono profondo, di gola, all’indirizzo della gatta.

“Cerca casa.” Leif rivolse al suo amico un sorriso colmo di speranza.

“Credo che ne abbia già una.” Dare fece l’occhiolino a Leif prima di rivolgersi al suo compagno. “Andiamo, cucciolo.”

“Cucciolo? Sono tutto lupo, baby!” ruggì Steven. Se l’occhiata carica di desiderio che lanciò a Dare voleva dire qualcosa, i due avrebbero avuto una notte molto movimentata.

Dopo che Steven e Dare se ne furono andati, Leif si lasciò cadere sul divano. La gattina fece le fusa come un animale adulto dieci volte più grosso.

“Che casinista che sei.” La gattina gli leccò un dito. “Credi che mi toccherà tenerti, vero? Non hai notato che ho cercato di appiopparti a quella tigre mannara?”

La gatta emise un lieve miagolio sprezzante, come per prenderlo in giro per il tentativo di scaricarla all’ospite. Leif appoggiò la testa ai cuscini dello schienale del divano. Il felino lo pungolò con le zampine, punzecchiandolo attraverso il tessuto dei jeans.

“Non ti guadagnerai una ciotola di latte artigliandomi a morte,” la rimproverò Leif. “Cosa credi che dovrei indossare all’inaugurazione dell’albergo? Possibilmente qualcosa senza peli di gatto. A tutto c’è un limite.”

Mentre faceva una cernita mentale del suo guardaroba, Leif si rese conto di trovarsi sull’orlo di una tragedia: doveva andare a fare acquisti.



Capitolo Due



Blake risalì la scalinata dell’albergo e porse l’invito decorato a Jager. Il sorriso radioso del licantropo gli mandò un brivido di desiderio lungo la schiena. Ryder, compagno del bell’uomo e colossale tigre mannara, ringhiò.

“Ehi, non è colpa mia,” si difese Blake. Nessun uomo, gay o etero, poteva restare insensibile di fronte al fascino di Jager. Alcune persone nascevano con più energia sessuale di altre. Nel caso di Jager, all’incirca il quadruplo.

Ryder ringhiò ancora. “Può darsi, ma sono stufo di vedere la gente che sbava dietro al mio compagno.”

“Allora faresti meglio a rinchiuderlo da qualche parte.” Nessuno che avesse posato lo sguardo su Jager poteva resistere alle sue grazie. Non solo l’uomo aveva spesso lavorato come modello, ma era davvero una brava persona.

“Ehi, io sarei qui!” Jager agitò una mano per sottolineare la propria presenza.

“Ci ho provato, ma lui si è rifiutato,” borbottò Ryder, ignorando il compagno. “Ha detto di non voler essere imprigionato, bla bla bla.”

Blake rise e si passò una mano sulla giacca del completo. Aveva trascorso l’ultimo anno sotto forma di mutante e faticava a credere di essere tornato com’era una volta. Continuava a svegliarsi di soprassalto la notte, toccandosi il viso per il terrore di essere tornato mutante nel sonno.

“Non è un ruolo un po’ al di sotto delle tue potenzialità, questo?” Blake inarcò le sopracciglia quando Ryder lo fulminò con lo sguardo.

Jager sfoderò un sorriso perfetto. “Facciamo a turno. E poi, Ryder si incazza quando parlo con altre persone.” Sbatté le palpebre al suo compagno in una parodia di seduzione.

“Esattamente.” L’enorme tigre mannara incrociò le braccia e guardò storto il suo licantropo. “Hai finito di fare relazioni pubbliche?”

“No. Ho ancora dieci minuti prima che tocchi a Ben.”

Ryder scosse la testa. “Credi che i compagni di Ben gli consentiranno di starsene qui da solo?”

“No. Credo che i suoi compagni verranno a fargli da sentinelle come fa il mio, ma comunque tocca a lui dopo. Io ho altro da fare.” Il sorriso sexy che rivolse a Ryder suggerì la natura dei suoi piani per il dopo lavoro.

Blake scosse la testa ed entrò nell’albergo. Forse, un giorno, anche lui avrebbe avuto un compagno psicopatico che gli sarebbe stato sempre addosso, o più probabilmente sarebbe stato lui a farlo. Preferiva essere il membro dominante della coppia, anche se non era aggressivo quanto alcuni dei mutaforma che lo circondavano.

La folla si aprì e Anthony Carrow gli si avvicinò, seguito dal suo compagno, Silver.

“Buonasera.” Il completo grigio di Anthony calzava come un guanto, evidenziando la corporatura snella del semidio. Ma Anthony era un uomo bellissimo qualunque cosa indossasse. Il branco dei Figli della Luna includeva una quantità sorprendente di uomini attraenti, sia scapoli che accasati.

“È bello vederti, Anthony. Grazie per avermi invitato.” Blake strinse la mano a entrambi gli uomini prima di allontanarsi a rispettosa distanza. Stare troppo vicino a Anthony avrebbe potuto avere conseguenze dolorose se Silver si fosse offeso.

“È il minimo che potevamo fare. Ci hai aiutato moltissimo contro i mutanti. Per favore, serviti pure.” Anthony gesticolò verso il lungo bancone del bar, la cui superficie lucida era completamente occupata da stuzzichini vari. “Puoi anche ordinare quello che vuoi al bar.”

“Grazie.” Blake evitò di specificare che non beveva. Suo padre era stato un ubriacone violento. Per sentire gli effetti dell’alcol, un mutaforma doveva assumerne in grandi quantità, ma il padre di Blake si era sempre impegnato molto in tal senso. Sfortunatamente per lui, persino un mutaforma poteva morire se gli capitava di perdere il controllo dell’auto e uscire di strada per precipitare lungo il fianco di una collina. Quando aveva saputo dell’incidente, l’unica emozione che Blake aveva provato era stata il sollievo per la consapevolezza che nessun altro era rimasto coinvolto.

Prese una bottiglietta d’acqua da un lussuoso secchio d’argento a un’estremità del bar. Una voce familiare accelerò il battito del suo cuore. Si voltò di scatto. Leif era proprio lì vicino, intento a parlare con Dare. Il corvo mannaro indossava una giacca blu scuro tagliata su misura, che metteva in evidenza il suo fisico snello e muscoloso. Quando Leif lo aveva aiutato con Inno, Blake aveva faticato a mettere insieme due parole per esprimere le proprie necessità. Sebbene il suo apprezzamento riguardo al fascino di Jager fosse di natura quasi clinica, infatti, paragonarlo alla sua attrazione nei confronti di Leif era come paragonare una candela al sole. Voleva crogiolarsi in presenza di Leif, preferibilmente nudo. Il suo membro si induriva un po’ di più a ogni istante che trascorreva a osservare il mutaforma.

Leif gesticolava mentre parlava, l’espressione animata. L’affetto che Blake vide sul volto di Jager mentre questi guardava l’amico provocò in lui una gelida fitta di gelosia. Serrò la mano a pugno, accartocciando la bottiglietta e spruzzandosi la giacca.

Imprecando, mise giù la bottiglietta. Era inutile desiderare ciò che non poteva avere. Trasse un respiro profondo ed esalò lentamente il fiato. Di fronte a lui stava la ragione per cui era venuto alla festa. Si scrollò di dosso il nervosismo. Non era sopravvissuto a una duplice trasformazione in mutante e umano senza rendersi conto della fragilità della vita. Zittendo la sua parte cinica, che continuava a mormorare che Leif non avrebbe mai voluto un idiota come lui, si avvicinò al corvo mannaro.

Blake si fece avanti. “Ciao, Leif.”

“Blake?” Leif rimase di sasso, la bocca spalancata. “Wow! Stai benissimo! Avevo sentito che Anthony ti aveva ritrasformato.”

Leif non vedeva Blake da prima che questi tornasse umano. Con sua sorpresa, l’altro uomo fece un passo avanti e lo abbracciò. Colto alla sprovvista, Blake si affrettò a ricambiare. Quando Leif si staccò, il suo lupo interiore ringhiò. Lasciarlo andare andava contro il suo istinto. Voleva tenere Leif tra le braccia per proteggere quel fragile corvo. Il fatto che Leif fosse alto quanto lui e per nulla delicato di costituzione non pareva rilevante.

“So di avere un aspetto un po’ diverso da quando ti avevo chiesto di badare a Inno.” Blake sorrise di fronte allo sguardo di ammirazione di Leif.

“Non fraintendermi, ma così mi piaci molto di più,” ammise Leif.

Blake avvampò per il complimento. La mutazione lo aveva privato di ogni vanità per quanto riguardava il suo aspetto. Lo sguardo di apprezzamento di Leif accelerò il battito del suo cuore. Andando avanti così, gli sarebbe venuto un infarto che lo avrebbe fatto cadere ai piedi dell’altro uomo. Non proprio il risultato in cui aveva sperato.

“Ehi, Blake,” lo salutò Dare.

Steven grugnì qualcosa di simile a un saluto.

Blake sorrise alla coppia. Non capiva come la spensierata tigre mannara potesse essersi unita al burbero licantropo, ma era impossibile non notare la devozione nello sguardo di Steven quando egli guardava Dare. Aveva sentito dire che Steven non era stato così duro prima di accoppiarsi con Dare, ma avendolo conosciuto solo dopo, non aveva termini di paragone.

“Come sta andando?”

“Bene. Adesso andiamo a ballare.” Dare lo salutò, poi afferrò la mano del compagno e svanì in mezzo alla folla.

Blake notò una piccola pista da ballo in un angolo. Era strano che non se ne fosse accorto prima; del resto, Leif gli scombussolava sempre il cervello. “Che strana coppia quei due.”

“Sono perfetti l’uno per l’altro. Si ha sempre bisogno di equilibrio.” Leif, che fino a quel momento aveva osservato i suoi amici, si voltò verso Blake. “Un giorno mi piacerebbe trovare una persona che mi completi.”

Il tono rammaricato di Leif torse le budella di Blake. Se i desideri fossero stati soldi, Leif sarebbe bastato a renderlo ricco sfondato.

L’imbarazzo gli fece perdere l’autocontrollo. “V-vado a prendere qualcosa da mangiare.” Indicò i vassoi lungo il bancone del bar. Sebbene normalmente fosse disinvolto nei suoi rapporti con gli altri, qualcosa nel corvo mannaro gli annodava le interiora.

“Posso farti compagnia?” Gli occhi scuri di Leif brillavano di interesse mentre osservava i vassoi scintillanti.

“Certo.”

Blake si asciugò le mani umide di sudore nervoso nei pantaloni prima di prendere un piatto e passarlo a Leif. Poi ne prese uno per sé.

Con la coda dell’occhio, vide Leif riempirsi il piatto con una quantità impressionante di carne.

“Pensavo mangiassi come un uccellino,” scherzò.

“Sono un saprofago. Mangio qualunque cosa mi capiti a tiro.”

“Non sei schizzinoso. Mi piace.”

Leif lo guardò con la coda dell’occhio. “Ci stai provando con me?”

“Come si dice: se devi chiedermelo, sto sbagliando qualcosa.” Blake cercò di metterla sul ridere, ma aveva un bisogno disperato di Leif nudo, crudo e implorante nel suo letto. L’immagine non migliorò la situazione della sua erezione, già a metà strada dal momento in cui aveva posato lo sguardo su Leif. Parlare col corvo mannaro aveva completato l’opera.

“Forse hai solo bisogno di un po’ di allenamento,” suggerì Leif. Portò piatto e birra su un tavolo libero e si sedette.

Blake lo seguì e prese posto di fronte a lui. “Cosa potrei dire per convincerti a uscire con me?”

Non era da lui insistere. Ma ora che non era più un mutante, sapeva di avere una possibilità, se solo fosse riuscito ad attirare l’attenzione di Leif. In passato, quando era ancora un mostro, non aveva osato approcciare il magnifico corvo mannaro. Il suo lupo interiore ringhiò contro quella debolezza. La fiera voleva Leif nudo e immobilizzato sotto di loro.

“Blake, ascolta, non riguarda te, ma io non esco con nessuno.” Leif si strinse nelle spalle come per liquidare la faccenda.

Blake ebbe un tuffo al cuore. “E scopare? Quello lo fai?”

L’oliva farcita che Leif si era appena messo in bocca gli andò di traverso. Blake sorrise.

“Sì, scopo.”

“Ottimo.” Blake passò un piede lungo la gamba del corvo. Poteva accontentarsi del sesso. Li avrebbe uniti fino a quando non avrebbe avuto modo di trasferire Leif nel suo letto in via definitiva. Il suo lupo ringhiò allegramente all’idea. Si sarebbero presi Leif come compagno.

La passione negli occhi marroni di Leif rafforzò il suo senso di sicurezza. Forse aveva una possibilità, dopotutto.

“Devo chiederti una cosa: hai mai fatto esperimenti su corvi mannari?” Il dolore nella voce di Leif gli strinse il cuore.

“No. Solo su lupi, ed è stato già abbastanza terribile. Non posso cambiare il passato.” Era giusto che le sue azioni lo privassero dell’unico uomo che desiderava. Il Fato era vendicativo.

Leif si rilassò e abbozzò un sorriso. “Ti credo.”

“Grazie.” Leif aveva avuto paura del contrario, ma qualunque cosa Korl avesse fatto ai corvi era avvenuta senza che Blake ne sapesse nulla. Non era mai stato altrettanto felice di essere tenuto all’oscuro di qualcosa in vita sua.

Anthony li raggiunse, affiancato da Silver. “Scusate se interrompo.”

“Nessun problema,” disse Leif.

Blake annuì. Anche se Anthony li avesse davvero interrotti, lui non avrebbe avuto le palle per dirglielo nel bel mezzo di una festa organizzata dal semidio.

“Leif, hai detto a Dare che i mutanti intendono attentare alla vita di Silver. Hai informazioni più precise al riguardo?” chiese Anthony.

Leif scosse la testa. “No. Mi dispiace. Mi hanno sparato prima che potessi scoprire altro.”

“Che cosa? Ti hanno sparato?” La mano con cui Blake teneva la forchetta prese a tremare. La mise giù. “Devi stare più attento.”

Aveva rischiato di perderlo prima ancora che si legassero. Il suo lupo ringhiò. Il suono doveva essergli sfuggito dalle labbra, perché tutti e tre gli altri uomini lo guardarono incuriositi.

“Sto bene. Avevi bisogno di qualcosa, Anthony?” Leif cambiò argomento, ma Blake non riusciva a togliersi dalla testa il rischio che aveva corso.

“Speravo che potessi aiutarmi a sistemare un problema, Leif. Kylen dice di aver notato una forte affluenza di mutanti nel mondo del popolo fatato; crede che Korl stia ancora cercando di creare un esercito per assumere il controllo del regno. Ha bisogno di qualcuno che non sia conosciuto e che possa dare un’occhiata in giro.”

“Di una spia, insomma.”

“Sì. Saresti ben pagato e potresti andartene in qualunque momento nel caso il pericolo diventasse eccessivo. Kylen non cercherà di convincerti a restare,” assicurò Anthony. “È troppo impegnato con la sua incoronazione e con l’unione dei due regni per mettersi anche a cercare lo scienziato. Un po’ di aiuto da parte di una persona fuori dai giochi potrebbe essere molto prezioso per lui. Non conosce le guardie provenienti dai fatati chiari abbastanza bene da sapere se sono dalla sua parte o no.”

“È comprensibile. D’accordo, lo farò. Volevo andare comunque in cerca di Korl in quella dimensione. Anzi, avevo in mente di chiederti se avresti potuto aprire un portale per me.”

Anthony sorrise. “Ottimo.”

Tutto ciò non piaceva per nulla a Blake. Leif gli sembrava il tipo che sarebbe rimasto ad aiutare il sovrano del popolo fatato a tempo indeterminato. Kylen non lo avrebbe costretto, ma di certo lui avrebbe voluto aiutare il suo amico.

“Verrò con te.” Le parole gli uscirono di getto, spinte dal bisogno di proteggere Leif. Blake non aveva intenzione di lasciare che il corvo mannaro attraversasse un portale senza di lui.

“Perché?” Leif inclinò la testa, un movimento da uccello che Blake trovò molto affascinante.

“Perché gli amici si guardano le spalle a vicenda.” Blake non si fidava di nessun altro per garantire la sicurezza del corvo mannaro.

“È un’ottima idea,” dichiarò Silver. “Come ha detto Anthony, non sappiamo quante persone siano dalla parte dello scienziato nel regno del popolo fatato. Se riuscissi a individuare gli elementi sediziosi, saresti di grande utilità per Kylen. Ed entrambi ci sentiremmo più sicuri se avessi qualcuno a guardarti le spalle.”

“Pensavo che Gabe e i gemelli si stessero trasferendo in quella dimensione.” Blake aveva sentito parlare di alcuni licantropi invitati ad andare a vivere nel reame del popolo fatato per tenere compagnia al figlio di Kylen e Farro.

Anthony annuì. “È così, ma Kylen non conosce ancora l’entità delle forze che gli si oppongono.” Giocherellò con l’anello che portava al dito. Il diamante trasformava la luce soffusa in un bagliore accecante. “Per non parlare del fatto che, a quanto pare, dalle montagne sono sbucati un mucchio di draghi che hanno fatto un patto con Kylen in modo da poter trovare dei compagni. Kylen è molto impegnato. Dovremmo fare il possibile per aiutarlo.”

Chiunque sapeva quanto fossero importanti le relazioni diplomatiche col popolo fatato. Non c’era bisogno che Anthony lo dicesse ad alta voce. La solidità della posizione di Kylen poteva fare la differenza tra l’armonia e la guerra civile all’interno dell’altro regno.

“Draghi?” L’espressione malinconica sul volto di Leif fu come una pugnalata al cuore per Blake. “Ho sempre voluto vederne uno.”

Blake, dal canto suo, non aveva mai avvertito il bisogno di uccidere un drago, ma in quel momento la voglia di impugnare una spada gli fece contrarre la mano attorno a un’elsa immaginaria. Non gradiva l’espressione sognante di Leif. I draghi erano molto più affascinanti dei licantropi. Avrebbe dovuto tenere Leif lontano da loro. Non aveva intenzione di rinunciare alle sue brame per cedere il bel corvo a un draconico infoiato.

Anthony scosse la testa. “Preferirei che stessi lontano dai draghi, limitandoti a cercare di capire quali siano le loro intenzioni. Non sappiamo se davvero desiderano solo dei compagni; quello è semplicemente l’accordo che hanno stipulato con Kylen. Oltre al controllo della popolazione dei troll.”

“Devono essere davvero ansiosi di accoppiarsi per acconsentire a tante condizioni,” disse Leif con aria pensierosa.

“E se non trovassero dei compagni tra il popolo fatato?” intervenne Blake. Se nessuno dei fatati si fosse accoppiato con un drago, questi si sarebbero rivoltati contro di loro o avrebbero lasciato che i troll li annientassero? Blake dubitava che Anthony avrebbe concesso a chicchessia di fare del male ai suoi amici.

“Sono sicuro che, visto il numero dei fatati, almeno qualcuno di loro dovrebbe rivelarsi adatto. In caso contrario, ce ne occuperemo quando sarà il momento. Non ha senso fasciarsi la testa prima di essersela rotta.” Anthony diede una pacca sulla spalla di Leif. “Grazie per l’aiuto.”

“Nessun problema. Sai che sono sempre lieto di dare una mano quando si tratta di mutanti. Sono loro il motivo per cui non ho più una famiglia.” La bocca di Leif si curvò verso il basso.

Blake resistette all’impulso di stringerlo a sé. Era sicuro che l’indipendente corvo mannaro non volesse essere coccolato. Leif non apprezzava alcun gesto che implicasse che non fosse in grado di cavarsela da solo.

“Vieni al club domani sera; aprirò un portale.” Un altro membro del branco attirò l’attenzione di Anthony, che rivolse un cenno del capo a Leif e si allontanò per andare a mescolarsi agli ospiti. Silver lo seguì, sempre pronto a proteggere il suo compagno.

Blake avrebbe voluto sorvegliare Leif in quel modo, ma non ne aveva il diritto, non ancora; forse un giorno, preferibilmente prima che entrambi fossero troppo vecchi per sfogare la tensione sessuale tra di loro.

Leif tamburellò con la forchetta sul piatto di Blake per attirare la sua attenzione.

“Scusa. Avrei dovuto chiedere se volevi che ti accompagnassi.” Blake si accigliò. Non aveva preso in considerazione la possibilità che Leif potesse non desiderare la sua compagnia. Nel suo ricco mondo immaginario, il corvo lo voleva sempre al suo fianco. Forse avrebbe fatto meglio a tornare alla realtà di tanto in tanto.

Leif scosse la testa. “No, non c’è problema. Mi stavo solo chiedendo come mai volessi venire.”

Blake non poteva confessare la verità. Avrebbe fatto la figura dello stalker. “Voglio essere d’aiuto. Da quando sono stato ritrasformato, non ho molto da fare. Sono poche le occasioni di lavoro per uno scienziato con dei buchi enormi nel suo curriculum. Non so da che parte voltarmi e ho pensato che potrei rendermi utile mentre cerco di capire cosa fare della mia vita.”

Ecco, messa così non sembrava troppo male. Francamente, qualunque cosa potesse aiutarlo a trascorrere più tempo con Leif era una buona idea.

Il sorriso di Leif lo scaldò da capo a piedi. “Sarò felice di avere compagnia. Non conosco molto bene il popolo fatato.”

Non accennò al fatto che il suo rapporto con lui non era poi tanto più stretto. Ma se era pronto a trascurare quel piccolo dettaglio, Blake non glielo avrebbe certo rinfacciato. Era disposto ad affrontare qualche fatato o persino un drago pur di rimanere al suo fianco.

“Nemmeno io, ma se Korl si trova nel loro territorio, io sono l’unico non-fatato in grado di riconoscerlo.” Nonché uno dei pochi a conoscere le sue formule segrete.

Leif si allungò sul tavolo e gli accarezzò con un dito la mano destra. “Sei molto coraggioso. È una qualità che ho sempre ammirato in te. Mentre altri sono diventati crudeli e meschini, tu hai cercato di dare una mano.”

“Non abbastanza.” Blake aveva trascorso dei mesi a piangersi addosso prima di riprendersi dalla depressione provocata dalla mutazione e cercare di aiutare i mutaforma contro lo scienziato.

Leif gli strinse leggermente la mano. “Hai aiutato a sconfiggere Korl e stai ancora cercando di aiutare, sebbene tu sia stato ritrasformato. Avresti potuto andartene e iniziare una nuova vita, lasciandoti tutto alle spalle, ma non lo hai fatto.”

Blake aprì bocca per obiettare, ma non ci riuscì. Non c’era nulla a trattenerlo in città, se non un mutaforma dagli occhi neri che aveva il coraggio di un leone sotto le piume lucide.

“Ci ho pensato diverse volte, ma finché le vittime di Korl non avranno giustizia io non andrò da nessuna parte. Per ogni mutante felice di essere trasformato ce ne sono cinque o più intrappolati in una forma che non è la loro, e in cerca di salvezza. È per loro che persevero.”

Leif si sporse in avanti, gli occhi scuri che brillavano nella luce soffusa dell’hotel. “La tua dedizione è ammirevole.”

L’uomo accarezzò le dita di Blake, scombussolando i suoi pensieri.

“G-grazie.” Blake arrossì. Che fine aveva fatto la sua sicurezza? Non era mai stato un seduttore: l’immersione costante nei suoi studi gli aveva impedito di frequentare molti uomini. Ma era stato un uomo sicuro di sé prima che Korl lo trasformasse. Non era mai stato un candidato al ruolo di alfa, ma nemmeno un omega pronto a mostrare il ventre al primo che passava.

I brillanti occhi scuri di Leif si incupirono fino a diventare quasi neri. Blake intravide il corvo del mutaforma fare capolino in superficie come per soppesarlo. Il suo lupo abbaiò in risposta. A volte, avere una fiera interiore rendeva difficile stabilire una relazione. In passato, Blake si era sempre scelto dei licantropi come amanti. Le cose erano più facili quando i ragazzi che frequentava condividevano le sue stesse bizzarrie. Era difficile spiegare a un umano il bisogno improvviso di ululare ala luna. E tuttavia, il modo in cui Leif inclinava la testa, la sua mente curiosa e brillante e la sua innata forza di volontà erano irresistibili per Blake, che si leccò le labbra e si chiese che sapore avrebbe avuto l’altro uomo. Le labbra dei licantropi avevano un leggero sapore di selvatico. Chissà com’era quello di un corvo… del suo corvo.


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